2026 Global Market Outlook

Il Punto di Svolta

La prima metà del 2025 è stata caratterizzata da cambiamenti di policy. Gli investitori si sono trovati ad affrontare diversi cambiamenti normativi nel corso dell’anno: iI Liberation Day di aprile ha segnato il più significativo aumento dei dazi dagli anni Trenta; abbiamo assistito alle restrizioni sull’immigrazione più forti dagli anni Cinquanta, al programma di deregolamentazione più ambizioso dagli anni Ottanta e a provvedimenti di stimolo negli Stati Uniti e in Germania.

Eppure, nonostante questa fase di turbolenza, i mercati si sono adattati. Il tema dominante del 2025 è stato la resilienza, e la maggior parte dei mercati azionari globali ha registrato un forte rimbalzo dai minimi di aprile, chiudendo l’anno vicino ai massimi storici. Da allora, i fondamentali hanno perfino superato le nostre aspettative relativamente ottimistiche: le stime di consenso sulla crescita economica e degli utili hanno infatti recuperato quasi interamente le perdite successive al Liberation Day.

2025 growth trends with S&P 500 and GDP

Questa resilienza lascia ora spazio a una nuova fase, il punto di svolta. I bruschi cambiamenti delle politiche economiche del 2025 possono aver messo alla prova il sistema, ma hanno anche causato un’accelerazione dei cambiamenti più significativi a livello di tecnologia, dinamiche di crescita e flussi globali di capitale. Con la stabilizzazione del contesto macroeconomico, i mercati non stanno più semplicemente reagendo alle turbolenze, bensì si stanno riposizionando per il futuro.

Individuiamo tre punti di svolta che con ogni probabilità influenzeranno il panorama degli investimenti nel 2026 e oltre. Innanzi tutto, l’adozione dell’intelligenza artificiale è destinata ad accelerare ulteriormente, con effetti su domanda di energia, produttività e redditività in tutti i settori. In secondo luogo, riteniamo che l’economia statunitense possa riprendere slancio, man mano che gli effetti negativi dei dazi e dell’incertezza politica si attenuano e si consolidano gli elementi favorevoli derivanti dalle condizioni finanziarie accomodanti e dagli stimoli fiscali. Infine, ci aspettiamo un’allargamento dell’opportunity set, con una maggiore dispersione delle performance man mano che i capitali si orientano verso nuove aree di leadership nella prossima fase della crescita globale.

L’ascesa delle macchine: la rivoluzione della produttività

Si prevede che l’adozione dell’AI generativa accelererà nel 2026. La prossima fase dell’integrazione dell’AI si estenderà ben oltre il settore tecnologico, dove finora si è concentrata la maggior parte dell’attività. A livello macroeconomico, questi cambiamenti potrebbero rimodellare la domanda di lavoro e le dinamiche di crescita, man mano che la tecnologia inizia a supportare un numero crescente di funzioni. A livello di singola azienda, è probabile che le differenze di performance si amplino, in base a quanto le imprese riescono a integrare e scalare in modo efficace le nuove capability basate sull’AI.

Sebbene finora le evidenze di licenziamenti causati dall’AI siano scarse, le aziende sembrano riuscire a potenziare la forza lavoro esistente grazie alle nuove tecnologie, riuscendo, di fatto, a fare di più con le stesse risorse. Alcuni studi accademici mostrano che l’AI sta già influenzando il reclutamento delle figure professionali a inizio carriera in professioni quali software engineering e customer service, dove la tecnologia contribuisce significativamente alla produttività. Con l’ampliarsi dell’adozione oltre il settore tecnologico, queste dinamiche legate al lavoro e alla produttività avranno probabilmente un ruolo crescente nel plasmare tanto la crescita economica quanto la performance delle aziende.

Ci aspettiamo che i benefici in termini di produttività e redditività a livello di sistema economico aumentino nel 2026. È importante ricordare che i cicli di produttività associati a nuove tecnologie tendono a seguire un andamento a “J”, con risultati iniziali negativi seguiti da miglioramenti duraturi nel lungo periodo. Ciò avviene perché le aziende all’inizio devono sostenere i costi per l'acquisto di nuovi sistemi e per sperimentare modalità di implementazione efficaci, mentre i lavoratori devono apprendere nuovi metodi. A che punto siamo di questo processo? Indagini condotte da società di consulenza, hyperscaler e asset manager generalmente indicano che le aziende stanno iniziando a registrare un ritorno positivo sugli investimenti effettuati nei progetti di AI generativa.

AI Investment Trends and ROI Insights

Fonte: elaborazione di Russell Investments delle survey elencate nella tabella, aggiornate a novembre 2025.

Questa è una buona notizia per due motivi: in primo luogo, è probabile che gli investimenti e l’adozione dell’AI continueranno; in secondo luogo, indica che i benefici stanno iniziando a trasferirsi dagli sviluppatori di AI agli utilizzatori. Ciò potrebbe favorire un miglioramento dei fondamentali e della performance.

Sebbene gli investimenti infrastrutturali legati all’AI e la costruzione di data center stiano già contribuendo alla crescita negli Stati Uniti e in Cina, essi comportano anche rischi importanti per le economie e i mercati. Ad esempio, se la sua adozione dovesse procedere a un ritmo molto più rapido rispetto alle precedenti tecnologie general-purpose, l’AI potrebbe trasformare profondamente il mercato del lavoro. Potrebbe inoltre sconvolgere modelli di business consolidati. Si vedono già segnali in questa direzione: alcune piattaforme informative online hanno infatti riportato un calo significativo dei ricavi derivanti dal traffico web. Infine, l’entità del capitale necessario per lo sviluppo dell’AI potrebbe esercitare pressioni sui mercati dei capitali. Per il momento, questi investimenti sono finanziati in larga parte tramite flussi di cassa interni, ma entro il 2030 le esigenze di finanziamento potrebbero superare i $1.000 miliardi.

Ripensare la Resilienza

L’economia globale si trova a un punto di svolta. Sebbene gli investitori continuino a confrontarsi con un intreccio complesso di forze tecnologiche e politiche, i fattori trainanti della crescita stanno iniziando a mutare sia negli Stati Uniti sia a livello globale. Negli Stati Uniti, negli ultimi mesi gli accordi commerciali hanno stabilizzato i dazi e ridotto in parte l’incertezza che aveva pesato sui mercati nella prima metà del 2025. Ciò indica che potremmo aver superato il periodo di maggiore pressione negativa derivante dai dazi. Nel frattempo, condizioni finanziarie estremamente accomodanti, dovute in particolare al vigoroso recupero dei mercati azionari, dovrebbero sostenere la crescita economica, soprattutto tra i consumatori con redditi più elevati. La nostra analisi suggerisce che, man mano che i venti contrari si attenuano e quelli favorevoli si rafforzano, i rischi si stiano ridistribuendo, lasciando spazio per una possibile riaccelerazione. Prevediamo una crescita del PIL reale potenzialmente superiore al trend, compresa tra il 2,25% e il 2,5%, nel 2026.

Economic policy implications chart with trends

Fonte: Russell Investments

Sulla scia del tema della resilienza emerso nel 2025, riteniamo che solidi fondamentali economici dovrebbero sostenere la dinamica positiva degli utili e proteggere da una fase di riduzione della forza lavoro. Sebbene il rallentamento delle assunzioni rappresenti un rischio rilevante per questo scenario, stimiamo che circa l’85% del recente calo della crescita dell’occupazione sia riconducibile alle restrizioni sull’immigrazione e alla riduzione dell’impiego nel settore pubblico. In altre parole, riteniamo che il rallentamento sia in larga parte determinato da scelte politiche e non sia un sintomo di debolezza ciclica. Se le nostre previsioni economiche dovessero rivelarsi corrette, la Federal Reserve (che ha recentemente tagliato i tassi di interesse a seguito dei primi segnali di indebolimento del mercato del lavoro) potrebbe rallentare o interrompere il percorso di allentamento monetario nei primi mesi del 2026. I Treasury decennali sono attualmente scambiati a un valore vicino alla nostra stima di fair value del 4,1%1, favorendo un’allocazione strategica al rischio di duration nei portafogli.

Al di fuori degli Stati Uniti, l’economia europea si trova in una posizione favorevole, con l’inflazione vicina all’obiettivo del 2%, un mercato del lavoro sano ed equilibrato, tassi della Banca Centrale Europea su livelli normali e crescita economica costante. Un elemento cruciale da monitorare sarà l’attuazione degli impegni in materia di infrastrutture e difesa previsti dal pacchetto di stimolo fiscale della Germania: alcune stime che suggeriscono che tali misure potrebbero far raddoppiare la crescita della maggiore economia della regione nel prossimo anno.

Nel frattempo, i mercati emergenti mostrano una performance economica eterogenea, con la Cina che dovrebbe registrare, nel breve periodo, una crescita annua prossima all’obiettivo governativo del 5%. Gli utili societari rappresentano un punto di forza evidente nella regione, grazie a un significativo ciclo di revisioni al rialzo trainato dalle aziende tecnologiche cinesi e a un programma di riforme strutturali in Corea del Sud che sta già dando risultati tangibili. Per il 2026, i mercati emergenti rimangono una delle principali posizioni sovrappesate nelle nostre strategie azionarie globali.

1 Le stime di fair value riflettono le nostre opinioni, sono soggette a modifiche e non costituiscono una garanzia in merito ai livelli di mercato.

Il Grande Ribilanciamento

Riteniamo che la crescita e la redditività stiano iniziando ad ampliarsi oltre il ristretto gruppo di hyperscaler statunitensi, grazie ai progressi legati all’AI. Questo cambiamento segna un punto di svolta nella leadership di mercato e ci aspettiamo che porti a una maggiore dispersione dei risultati, che creerà nuove opportunità per scelte di investimento più mirate.

Nonostante le azioni siano scambiate a valori vicini ai massimi storici e i multipli di valutazione risultino elevati rispetto allo storico, il nostro indicatore proprietario del sentiment sull’S&P 500 non evidenzia segnali di euforia tali da giustificare maggiore prudenza nella gestione tattica dei portafogli. Alla luce dei livelli di sentiment attuali, riteniamo che le azioni possano sovraperformare le obbligazioni nei prossimi 12 mesi. A nostro avviso, gli investitori retail e istituzionali dovrebbero mantenere i propri investimenti, mantenendo livelli di rischio prossimi ai target strategici.

Stock Market Sentiment Indicator Chart

Il miglioramento della dinamica degli utili globale e il potenziale indebolimento del dollaro USA rispetto alle principali valute commerciali rafforzano la tesi a favore della diversificazione globale, con i mercati emergenti che rappresentano una potenziale area in cui la gestione attiva può distinguersi.

I Treasury statunitensi sono scambiati a un valore vicino alle nostre stime di fair value lungo l’intera curva dei rendimenti, sostenendo un’allocazione strategica alla duration all’interno dei portafogli obbligazionari e multi-asset. Allo stesso tempo, gli spread del credito quotato rimangono storicamente compressi, mentre i gestori specializzati individuano opportunità nell’azionario, credito cartolarizzato e debito privato, che continua a offrire un notevole vantaggio in termini di rendimento rispetto ai mercati pubblici.

Inoltre, i cambiamenti strutturali di lungo periodo, tra cui l’aumento del rischio geopolitico, l’esigenza di rafforzare la resilienza delle supply chain e i livelli di debito pubblico ai massimi storici e in crescita, evidenziano l’importanza di migliorare la resilienza dei portafogli e allargare la gamma di opportunità attraverso allocazioni in real asset, mercati privati e nuovi strumenti alternativi di diversificazione.

Implicazioni per gli Investitori

Per il 2026, il nostro posizionamento privilegia resilienza e riaccelerazione rispetto a uno scenario di recessione. Manteniamo le posizioni in essere, facendo leva sulla selezione dei titoli per generare valore in mercati caratterizzati da elevata dispersione e puntando su una gamma sempre più diversificata di driver di rendimento per sostenere i risultati del portafoglio.

Equities Outlook

By Will Pearce, Megan Roach, and Pierre Dongo-Soria

Leadership di mercato più ampia tra asset pubblici e privati

I mercati azionari stanno entrando in una nuova fase di crescita più diffusa, con fondamentali in miglioramento e una leadership più diversificata. Sia gli asset pubblici che quelli privati stanno beneficiando del rinnovato ottimismo legato alla prossima fase del ciclo di investimenti nell’AI e a un contesto globale più equilibrato. Riteniamo che la maggiore dispersione stia creando opportunità che permettono ai gestori attivi di generare valore sia nei mercati quotati sia in quelli privati.

Punti chiave:

  • Stanno emergendo più leader di mercato, con l’adozione dell’AI che si estende dai primi sviluppatori a una platea più ampia di utilizzatori.
  • Osserviamo un ampliamento del mercato in Europa, in Giappone e nei mercati emergenti.
  • I gestori attivi trovano opportunità derivanti dai gap di valutazione e nell’aumentata dispersione.
  • Private equity e venture capital stanno intercettando la nuova ondata di opportunità generate dall’AI.

Flussi di Capitale e la Nuova Fase Dell’AI

La forza dominante dei mercati azionari continua a essere lo sviluppo dell’AI, ma il suo impatto sta cambiando. Dopo la fase iniziale, trainata da hyperscaler e produttori di semiconduttori, si sta ora arrivando all’adozione da parte delle aziende. Le imprese che impiegano l’AI per incrementare produttività e margini sono i principali beneficiari di questa trasformazione.

Questa evoluzione sta ridefinendo la performance delle azioni a livello globale. Sebbene le mega-cap statunitensi restino influenti, l’impulso agli investimenti derivante dalla creazione di infrastrutture per l’AI e dalla sua adozione si sta estendendo al di fuori degli Stati Uniti e a mid-cap innovative. Per i mercati azionari, ciò implica un passaggio da una leadership ristretta, limitata a poche piattaforme, a un ventaglio più ampio di opportunità basate sulla capacità di generare utili e migliorare l’efficienza operativa.

I gestori vedono questa fase come un’occasione per differenziarsi tramite la selezione dei titoli. Con fondamentali in miglioramento ma valutazioni eterogenee, un posizionamento attivo disciplinato rimane essenziale per cogliere la dispersione.

Respiro Globale e Opportunità per la Gestione Attiva

Le valutazioni nel complesso rimangono elevate, ma la partecipazione al mercato sta migliorando. Europa e Giappone continuano a beneficiare di riforme e di politiche di sostegno fiscale, mentre i settori tecnologico e industriale dell’Asia guidano le revisioni al rialzo degli utili. Vediamo particolare valore dove i fondamentali stanno migliorando ma le valutazioni restano ragionevoli: dal settore tecnologico nei mercati emergenti ai titoli ciclici europei, fino alle società statunitensi che integrano l’AI per migliorare l’efficienza.

Riteniamo che questa dispersione favorisca la gestione attiva. I portfolio manager stanno privilegiando una selezione diversificata, una lieve preferenza per titoli value e quality, ed esposizioni selettive su small e mid-cap. I titoli caratterizzati da un forte momentum restano generalmente sottopesati, mentre i team si concentrano su titoli con utili stabili e su un’esposizione geografica equilibrata. Per quanto riguarda le nostre strategie, i gestori sottolineano che il ciclo attuale premia la precisione, allocando capitale dove i fondamentali migliorano più rapidamente delle valutazioni.

I gestori growth e value stanno adattando il proprio approccio all’evoluzione dell’AI. I team più orientati alla crescita si concentrano su società che mostrano concreti miglioramenti di produttività e capacità scalabile di far crescere gli utili , mentre i gestori value individuano opportunità in aziende che adottano l’AI più gradualmente, con fondamentali e pricing powerin miglioramento. Questo equilibrio riflette una transizione disciplinata verso qualità e sostenibilità all’interno dei portafogli attivi.

I Mercati Privati Viaggiano in Parallelo

Il capitale privato sta avanzando in parallelo ai mercati pubblici. L’ondata di investimenti in infrastrutture AI sta alimentando nuovi deal riguardanti data center, automazione e tecnologie per la transizione energetica. Gli investitori di venture capital e growth equity stanno puntando sulle innovazioni in settori collegati a quelli dei leader quotati, mentre i gestori di private equity beneficiano di migliori condizioni di exit, man mano che la leadership si estende oltre i mega-cap statunitensi.

Qualora le valutazioni dovessero normalizzarsi, potrebbero emergere punti d’ingresso interessanti per investitori privati orientati al lungo periodo. Molti gestori considerano questo un momento favorevole per allineare le esposizioni dei mercati privati ai temi dominanti nei mercati quotati, valorizzando il ruolo complementare degli asset privati nel cogliere le opportunità della prossima fase di innovazione e crescita.

Implicazioni per gli Investitori

Riteniamo che i mercati azionari stiano attraversando una fase di rinnovamento, caratterizzata da maggiore crescita, maggiore dispersione e una leadership più varia dai punti di vista geografico, di stile e di tipologia di asset. Per gli investitori, questo scenario favorisce un approccio equilibrato: un’esposizione azionaria diversificata e orientata alla qualità, affiancata da strategie private e growth-stage in grado di sfruttare le potenzialità dell’innovazione strutturale.

Dal nostro punto di vista, la gestione attiva rimane centrale per affrontare la dispersione e individuare le prossime fonti di valore, sia nei mercati pubblici che in quelli privati.

Crediamo che i gestori in grado di integrare insight provenienti da opportunità nei mercati pubblici e privati e di bilanciare l’innovazione orientata alla crescita e un approccio value disciplinato siano nelle condizioni migliori per operare con successo in un contesto d’investimento plasmato dalla trasformazione derivante dall’AI.

Fixed Income Outlook

By Van Luu, Riti Samanta, and Keith Brakebill

Duration, Debito e Dispersione

La riduzione dei tassi e il cambiamento delle dinamiche fiscali stanno ridefinendo il panorama globale del fixed income. I mercati del debito pubblico e privato si avvicinano al 2026 partendo in condizioni molto diverse, ma entrambi si preparano a un anno verosimilmente caratterizzato da dispersione, selettività e ricalibrazione.

Punti chiave:

  • I Treasury statunitensi restano prossimi al fair value, offrendo duration strategica e una funzione di stabilizzazione dei portafogli.
  • Politiche divergenti a livello globale creano opportunità per posizionamenti relative-value.
  • Crediamo che spread del credito pubblico storicamente compressi favoriscano una selezione attiva dei titoli e un’esposizione al credito cartolarizzato.
  • Il private credit e l’asset-based finance continuano a offrire rendimento strutturale e diversificazione.

Un Mercato in Transizione

Il fixed income fisso ha registrato buoni risultati nella seconda metà del 2025, in seguito al calo dei tassi e alla contrazione degli spread creditizi. Le pressioni inflazionistiche si sono attenuate e l’attenzione degli investitori si è spostata sulle prospettive fiscali delle economie sviluppate.

I mercati del fixed income pubblico e privato stanno ora divergendo. Nei mercati pubblici, i Treasury statunitensi hanno ritrovato stabilità dopo i tagli dei tassi da parte della Federal Reserve. Nei mercati privati, il contesto di rendimenti più elevati e persistenti continua a presentare opportunità interessanti per investitori con orizzonti di lungo periodo. I due segmenti svolgono ruoli complementari: duration e diversificazione per il debito pubblico, rendimento strutturale per il credito privato.

Riteniamo che i rendimenti complessivi rimangano interessanti. Le obbligazioni investment-grade con rating AAA offrono circa 50 punti base in più rispetto ai Treasury decennali, mentre le obbligazioni high yield di qualità più elevata offrono rendimenti superiori al 6%2. I fondamentali restano solidi, con una leva finanziaria gestibile e un’ampia copertura degli interessi, mentre le nuove emissioni sono state consistenti e spesso coperte da una domanda superiore all’offerta. Gli spread ridotti hanno spinto molti gestori a mantenere elevate allocazioni in Treasury, anche se brevi fasi di sell-off hanno creato opportunità selettive di relative value. I primi segnali di stress tra i mutuatari subprime restano per ora isolati e contenuti.

La maggiore debolezza del dollaro USA ha inoltre sostenuto le obbligazioni dei mercati emergenti in valuta locale, ampliando un set di opportunità che per buona parte del 2024 era rimasto limitato. L’incertezza legata alla politica e ai dati, inclusi i ritardi nella pubblicazione dei report economici statunitensi, rimane un elemento chiave da monitorare in vista della prossima fase dell’allentamento monetario.

L’allentamento Monetario Incontra la Pressione Fiscale

Il passaggio della Fed a una politica più accomodante rappresenta un chiaro punto di svolta per i tassi globali. I titoli a breve e media scadenza sono quelli che ne hanno beneficiato maggiormente, mentre le pressioni fiscali in altri mercati sviluppati hanno contribuito ad aumentare la dispersione. Sulle scadenze a 10 anni, il rendimento dei gilt britannici differisce di circa 50 punti base da quello dei Treasury statunitensi, a dimostrazione di come prospettive diverse su inflazione e crescita possano plasmare le opportunità.

Riteniamo che la combinazione di politica monetaria più espansiva e tensioni fiscali favorirà un lieve aumento della pendenza della curva dei rendimenti, in concomitanza con un incremento delle emissioni a lunga scadenza. Negli Stati Uniti, i Treasury restano prossimi al fair value, sostenendo una posizione neutrale in termini di duration. I rendimenti del Regno Unito appaiono interessanti dopo la fase di volatilità causata da fattori fiscali, potrebbero recuperare man mano che il quadro di bilancio diventa più chiaro. Nei mercati obbligazionari, gli investitori continuano a ponderare il beneficio delle policy accomodanti rispetto al rischio fiscale, una tensione che probabilmente caratterizzerà il 2026.

Mercati del Credito: La Struttura Conta Più Degli Spread

Gli spread del credito pubblico rimangono prossimi ai minimi storici, lasciando spazio limitato per ulteriori riduzioni. Abbiamo ridotto l’esposizione ai titoli corporate investment grade, le cui valutazioni sono già molto influenzate dal clima di ottimismo, privilegiando invece il credito cartolarizzato, in particolare MBS non-agency, per la loro esposizione a real asset meno sensibili ai tassi. Le collateralized loan obligations (obbligazioni garantite da prestiti), che rappresentano circa un terzo dell’universo cartolarizzato, offrono strutture a bassa duration e tassi variabili, adatte a un contesto di incertezza sui tassi.

Riteniamo che il private credit rappresenti ancora un punto di forza. I vantaggi in termini di rendimento e le protezioni strutturali continuano ad attrarre capitali, in particolare nell’asset-based finance garantito da collateral tangibile. La prossima fase degli investimenti aziendali legati all’AI sta inoltre ampliando l’offerta sia nel credito pubblico sia in quello privato, creando nuove opportunità per i gestori in grado di affrontare le complessità strutturali.

Implicazioni per gli Investitori

A nostro avviso, ci sono opportunità in entrambe le componenti del fixed income. I mercati pubblici offrono duration in linea con il fair value e liquidità in un contesto di allentamento delle politiche monetarie, mentre i mercati privati offrono rendimento, diversificazione e accesso ad asset legati all’economia reale.

L’espansione fiscale e i l’aumento delle emissioni potrebbero mantenere una lieve pressione sui rendimenti di lungo termine, sottolineando l’importanza della selettività e della gestione attiva. Riteniamo che la fase in arrivo sia meno orientata alla ricerca di rendimento e più focalizzata sull’equilibrio tra liquidità, qualità del credito e posizionamento lungo la curva dei rendimenti, allo scopo di rafforzare la di resilienza dei portafogli fixed income.

2 Fonte: Federal Reserve Bank of St. Louis.

Real Assets Outlook

By BeiChen Lin and Tim Ryan

Infrastrutture, real estate e l’espansione dell’AI

Con il passaggio dell’economia globale da una fase di resilienza a una di riaccelerazione, i real asset pubblici e privati stanno emergendo come elementi essenziali di diversificazione. Le infrastrutture quotate e il real estate offrono liquidità e accesso ai mercati, mentre i real asset privati forniscono flussi di cassa durevoli, rendimento strutturale ed esposizione diretta alla costruzione delle infrastrutture per l’AI e alla transizione energetica. Nel complesso, riteniamo che queste esposizioni possano costituire un pilastro per i portafogli multi-asset nel 2026, in un contesto di crescente domanda di energia, logistica resiliente e infrastrutture collegate alla difesa.

Punti chiave:

  • Le valutazioni dei real asset quotati appaiono interessanti rispetto all’azionario, ma meno attraenti rispetto ai titoli di Stato.
  • Riteniamo che l’AI, la transizione energetica e la sicurezza nazionale rappresentino driver di domanda persistenti per le infrastrutture.
  • Crediamo che i real asset privati offrano rendimento e resilienza, mentre i mercati pubblici forniscano liquidità e opportunità di accesso tattiche.
  • La selezione dei titoli e le competenze dei gestori restano i principali driver di rendimento nelle strategie pubbliche e private.

Diversificazione del Portafoglio in Una Nuova Fase Macro

Con la diminuzione delle probabilità di recessione e il ridursi dell’incertezza politica, i real asset sono pronti a riconquistare un ruolo centrale di diversificazione. Le infrastrutture quotate e i REIT continuano a essere scambiati a sconto rispetto all’azionario in generale, evidenziando opportunità di interessanti nel segmento quotato. Al tempo stesso, le strategie private possono attenuare la volatilità e catturare la crescita dei flussi di cassa di lungo periodo, che i mercati quotati potrebbero non riflettere pienamente. Favoriamo un approccio bilanciato che utilizzi i mercati pubblici per aggiustamenti tattici e i mercati privati per posizionamenti più strutturali.

Infrastrutture: Energia, Transizione e Difesa

Tre temi continuano a rendere il settore delle infrastrutture particolarmente attraente: la crescita dell’AI, la transizione energetica e l’aumento degli investimenti legati alla sicurezza nazionale.

In primo luogo, l’espansione dell’AI sta aumentando i consumi energetici e mettendo sotto pressione reti elettriche già prossime alla saturazione. Si sta quindi avviando un ciclo di investimenti pluriennale in progetti di generazione, stoccaggio e distribuzione dell’energia, opportunità accessibili sia tramite utility quotate sia tramite infrastrutture private. La transizione energetica prosegue poi in modo eterogeneo ma significativo nelle diverse aree geografiche; la spinta europea sulle rinnovabili e sull’ammodernamento delle reti ne è un esempio evidente. Infine, l’aumento dei budget per la sicurezza nazionale comporta una riallocazione dei capitali su infrastrutture collegate alla difesa: dalle strutture militari alla logistica, fino agli impianti energetici protetti.

I temi della sicurezza energetica e della difesa stanno attirando sempre più capitale privato. Gli Stati Uniti offrono oggi transazioni su scala più ampia e una più rapida capacità di impiego del capitale privato rispetto ad alcune parti dell’Europa, fattori che influenzano le aree di attività dei gestori di private markets.

Real Estate e Mercati Privati: il Valore Selettività

Il real estate beneficia dei tagli dei tassi, ma l’attrattiva delle valutazioni varia tra i diversi sottosettori. I data center restano uno dei segmenti più convincenti, poiché l’AI sostiene una domanda costante di infrastrutture hyperscale. Le dinamiche demografiche favoriscono il settore delle residenze per anziani e delle strutture sanitarie. Nei mercati privati, i gestori puntano su asset con flussi di cassa stabili e regolati da contratti (utility, torri di telecomunicazioni, logistica e strutture industriali specialistiche) evitando invece asset più ciclici.

Gli asset legati alla difesa e alla sicurezza energetica stanno passando da nicchia a componente mainstream per gli investitori istituzionali; la governance e il quadro regolamentare più chiaro influenzano in particolare l’interesse degli investitori europei. Ciò rafforza la nostra convinzione che la selezione dei gestori e l’allineamento tematico saranno fondamentali nel determinare i risultati.

Implicazioni per gli Investitori

Riteniamo che i real asset pubblici e privati siano elementi centrali per la costruzione dei portafogli nel 2026. I real asset quotati offrono liquidità, trasparenza nei prezzi e disciplina nelle valutazioni, mentre i real asset privati forniscono stabilità dei redditi, una correlazione più bassa con i mercati pubblici ed esposizione diretta agli investimenti strutturali in infrastrutture AI, sicurezza energetica e progetti collegati alla difesa.

Crediamo che gli investitori dovrebbero valutare un equilibrio tra allocazioni quotate e non quotate, dando priorità a gestori specializzati, con competenze settoriali, e privilegiando asset con flussi di cassa affidabili o contrattualmente garantiti. Dove i mercati privati mostrano una maggiore rapidità di impiego, in particolare nei settori della difesa e della sicurezza energetica negli Stati Uniti, gli investitori possono individuare entry point interessanti, tenendo tuttavia conto delle differenze regolamentari e operative tra le regioni.

Asset Class - Preferenze

Questa panoramica sintetizza le nostre valutazioni più recenti sulle diverse asset class. Clicca su ciascun riquadro per approfondire le opportunità e i rischi che orientano il nostro punto di vista.

Panoramiche Regionali

Stati Uniti

L’economia statunitense dovrebbe rafforzarsi con l’attenuarsi dell’impatto negativo delle misure di politica economica si attenua e si consolidano i fattori di sostegno derivanti da condizioni finanziarie accomodanti, politiche fiscali espansive e deregolamentazione. Gli utili delle aziende sono solidi e in miglioramento, e le indicazioni positive stanno portando a una revisione al rialzo delle stime di crescita degli utili per il 2026. Il rafforzamento dei fondamentali favorisce inoltre un ampliamento della leadership d mercato. La Federal Reserve sta bilanciando un quadro di crescita solida con segnali di rallentamento delle assunzioni. Se le nostre previsioni ottimistiche dovessero concretizzarsi, la Fed probabilmente sospenderà, e successivamente invertirà, il percorso di riduzione dei tassi, man mano che l’economia tornerà a mostrare maggiore slancio verso il 2027. I Treasury sono scambiati a valori prossimi alle nostre stime di fair value, mentre gli spread del credito corporate restano compressi su livelli storicamente contenuti. I principali rischi in questo scenario includono un indebolimento più marcato del mercato del lavoro; valutazioni elevate; la possibilità che recenti episodi idiosincratici sfocino in una vera e propria stretta creditizia; e l’ingente fabbisogno di finanziamenti per gli investimenti legati all’AI che, nel tempo, potrebbero esercitare pressioni sui mercati dei capitali.

Canada

Il Canada ha registrato due mesi consecutivi (settembre e ottobre) di creazione di posti di lavoro nettamente superiore alle attese, un segnale che i rischi ciclici potrebbero essersi ridotti rispetto ai massimi recenti. Tuttavia, visto il tasso di disoccupazione ancora intorno al 7%, riteniamo che il Paese rimanga più esposto al rischio di recessione rispetto agli Stati Uniti nei prossimi 12 mesi.

Manteniamo una posizione neutrale sull’azionario canadese, poiché i fattori ciclici sfavorevoli sono compensati da valutazioni più interessanti rispetto all’azionario statunitense. I titoli di Stato canadesi si collocano vicino al fair value, pur continuando a offrire un’importante funzione di diversificazione strategica. Sebbene i tassi overnight siano già vicini al limite inferiore del tasso neutrale stimato dalla Bank of Canada, rendendo meno probabili ulteriori tagli dei tassi, l’incertezza macroeconomica persistente e una certa fragilità residua del mercato del lavoro potrebbero comunque consentire ulteriori riduzioni nel 2026.

Nel breve termine, prevediamo che il dollaro canadese possa rimanere sotto pressione a causa della debolezza economica, ma riteniamo probabile un suo rafforzamento nel medio periodo rispetto al dollaro USA.

Eurozona

Le politiche fiscali divergenti adottate dai Paesi dell’area porteranno con tutta probabilità a traiettorie di crescita molto diverse nel 2026. In Germania, maggiore economia dell’area, l’aumento della spesa per difesa e infrastrutture dovrebbe accelerare la crescita economica , con effetti positivi anche per partner commerciali chiave come Austria, Belgio e Paesi Bassi. Al contrario, necessità di ridurre il deficit in Francia, Italia e Spagna dovrebbe mantenere la crescita su livelli modesti, con un PIL che nel 2026 dovrebbe attestarsi poco sopra l’1%. Riteniamo che la politica della BCE sia “ben calibrata”, con l’inflazione vicina al target e mercati del lavoro in equilibrio. I bund tedeschi vengono scambiati a valori prossimi alla nostra stima di fair value. Nel mercato azionario dell’area euro, continuiamo a privilegiare lo stile value.

Regno Unito

L’economia del Regno Unito è ancora in stagnazione, e, negli ultimi mesi, si sono indeboliti sia l’attività economica sia il mercato del lavoro. Nel corso dell’anno, fattori di crescita dovrebbero spostarsi dalla politica fiscale alla politica monetaria. È previsto un aumento della pressione fiscale, con effetti negativi sulla crescita che si concentreranno verso la fine del 2026. Ci aspettiamo che la Bank of England riduca i tassi al 3% per stabilizzare l’economia, man mano che si attenuano i rischi di un’inflazione più elevata. Consideriamo i gilt britannici la migliore opportunità tra i titoli sovrani del G7 per il 2026. Riteniamo inoltre che l’azionario UK abbia il potenziale per performare meglio rispetto all’economia domestica, poiché la forte presenza di multinazionali all’interno dell’indice offre un’esposizione a un ciclo economico globale più favorevole.

Cina

La Cina probabilmente registrerà un altro anno di crescita economica moderata, poiché pesano ancora fattori strutturali che frenano l’economia (debolezza del mercato immobiliare e dei consumi) . Uno dei temi chiave sarà l’approccio alla cosiddetta “anti-involution”, ossia interventi pensati per ridurre l’eccessiva competizione che sta contribuendo alla deflazione. Ci aspettiamo l’introduzione di misure di stimolo mirate nel corso dell’anno anche se non ci attendiamo interventi in grado di rilanciare l’economia in modo significativo. È possibile anche una riduzione dei tassi di interesse. L’azionario cinese ha registrato un andamento molto positivo nel 2025, trainato dai titoli tecnologici. Nonostante l’ottima performance, riteniamo che le valutazioni rimangano interessanti e possano essere sostenute da un miglioramento del ritorno sul capitale (ROE).

Giappone

L’attenzione nel 2026 sarà rivolta alla nuova politica fiscale della Prima Ministra Sanae Takaichi e alla sua politica monetaria. In campagna elettorale Takaichi ha puntato su misure espansive, a cui è dovuta la sua popolarità. Ci aspettiamo una crescita in linea con il trend, con la possibilità superarlo qualora la politica fiscale dovesse risultare più espansiva del previsto. La Bank of Japan dovrebbe mantenere un approccio molto prudente alla normalizzazione monetaria, con la possibilità di un solo taglio dei tassi nel 2026. L’azionario giapponese continua a essere sostenuto dal miglioramento della corporate governance. Lo yen appare sottovalutato, ma mancano catalizzatori per un suo apprezzamento, salvo un eventuale fase di rallentamento dell’economia globale.

Australia e Nuova Zelanda

L’economia australiana ha iniziato a mostrare segnali di miglioramento negli ultimi tre mesi, con una ripresa dei consumi a seguito dei tagli dei tassi della Reserve Bank of Australia (RBA) all’inizio dell’anno. Il mercato del lavoro si è indebolito negli ultimi sei mesi, determinando un moderato aumento della capacità inutilizzata nel mercato del lavoro, ma le imprese mostrano ancora una buona propensione ad assumere. Ci aspettiamo che la RBA effettui un ulteriore taglio dei tassi nella prima metà del 2026. I titoli di Stato australiani appaiono interessanti rispetto alle obbligazioni globali, mentre riteniamo che il potenziale di rialzo dell’azionario australiano sia limitato.

L’economia della Nuova Zelanda sembra avviarsi verso un punto di minimo dopo il significativo ciclo di tagli dei tassi della Reserve Bank of New Zealand (RBNZ). Il mercato immobiliare ha frenato l’economia, ma tassi più bassi dovrebbero iniziare a favorirne la ripresa. Il dollaro neozelandese appare sottovalutato, mentre l’azionario neozelandese resta costoso rispetto ai mercati globali.

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